“Diari della bicicletta” di David Byrne, un’opera versatile

Anche la letteratura viaggia sulle ruote di una bicicletta.

 “Diari della bicicletta” di David Byrne, un’opera versatile

David Byrne, pixabay.it

La bici può essere un’efficace mezzo di trasporto verso un senso di libertà. I “Diari della bicicletta” di David Byrne raccontano anche questo. Si tratta di uno dei romanzi del leader della celebre band statunitense Talking Heads. Quest’ultimo è un appassionato di bicicletta, possibilmente pieghevole. Afferma che è un modo di spostarsi “incredibilmente rapido ed efficiente”.

Il romanzo è un vero e proprio diario di viaggio, in giro per il mondo, ovviamente sul sellino di una bici: da Berlino, Istanbul a Manila, Sydney, Londra senza però trascurare New York, città di origine dell’autore e le altre principali città americane.

Andare in bicicletta secondo l’eclettico musicista è un modo per salvaguardare l’ambiente. Ma forse anche una peculiare forma di meditazione, in cui l’inconscio affiora, ma senza esagerare.

I “Diari della bicicletta” di David Byrne sono un percorso di emozioni e movimento nello spazio e nel proprio io. Si tratta quasi di una guida attraverso immagini, aneddoti e considerazioni. La narrazione non riguarda solo la bicicletta, ma anche urbanistica, ecologia, politica e chiaramente, musica.

“La bicicletta è il mezzo di trasporto più usato al mondo”: così si legge nell’incipit del romanzo, che pagina dopo pagina spiega come le varie città esplorate la considerino in termini di stile di vita, status symbol o di risvolti economici.

Immancabili inoltre varie fotografie che contribuiscono a rendere l’opera completa e affascinante. Non si legge col fiato sospeso; è un romanda da leggere con il respiro rilassato, come quello di chi, pedalando, vuole percepire pienamente l’atmosfera dell’ambiente circostante.

Nella lettura si potrebbe scorgere anche una punta di sarcasmo: le digressioni storiche richiedono anche questo.  

Infine l’ideale sarebbe leggere questo libro e poter affermare di aver visitato le città di cui si parla. Perchè? Per avere un’esperienza di lettura più immersiva e coinvolgente. Altrimenti ci pensano le parole di un musicista e artista visuale di professione.

Michela Moramarco

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